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Intanto vi ricordiamo le date dei nostri prossimi concerti:
– sabato 21 ottobre ore 21:00 Teatro Consorziale di Budrio;
– sabato 25 novembre ore 21:00 a Savignano sul Panaro;
– sabato 16 dicembre ore 21 presso la parrocchia dei Santi Giuseppe ed Ignazio a Bologna.
Vi aspettiamo! ☺

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Una domenica a Campeggio – 25/06/2017

Domenica 25 giugno siamo andati a Campeggio, una località di montagna non molto distante da Bologna e ne abbiamo visitato il Santuario.
Uno dei nostri coristi, il tenore Mario Dalmonte, che ci era già stato diversi anni prima, ha voluto condividere il resoconto delle emozioni che ha provato durante quella esperienza:
Un giorno a Campeggio la Lourdes bolognese
Ma voi ci siete ancora stati a Campeggio, disse a me e a Tonino il buon Gironi Aldo? Lui, nato alla Balza di Loiano e conduttore dell’ultimo tramway di Bologna vettura 218, conosceva bene quei luoghi a lui cari ed ameni! Dovete andarci se volete vedere la riproduzione della grotta di Lourdes! Io e Laura ci siamo stati da poco e tutte le volte per noi è un’emozione molto singolare.
Dovete sapere che i lavori iniziarono nel 1923 e allora ero un ragazzino di 15 anni, fu mio padre a parlarmene poiché per lavoro a piedi si recava spesso in Toscana e conosceva di fama don Augusto Bonafé.
Quel parroco mosso da una particolare passione che trova soltanto radici nella fede, conosceva assai bene i suoi montanari, gente avvezza alla fatica, alle privazioni, alla miseria alla sofferenza, abituati a lavorare senza scarpe in certi periodi dell’anno, a vedere la neve in terra per almeno sei mesi, ecco com’era il nostro Appennino in quei tempi lontani! Certamente le persone non avevano la possibilità di muoversi nel modo in cui facciamo oggi, soltanto gli uomini lo facevano, lo facevano nel momento in cui emigravano, oppure quando avrebbero servito la Patria e se in quel periodo vi fosse stata una guerra in corso, con molta facilità non sarebbero più ritornati, infatti la grotta è dedicata ai soldati caduti della guerra 1915/18.

Ricordo che mio zio Alfredo quando partì per la Grande Guerra, misurò sua sorella Rosina al piede della tavola dicendole: “Quando ritornerò, se ritornerò vorrò vedere quanto sarai cresciuta.”
La povertà era ovunque, più in montagna che in pianura, tanto che mio padre citava spesso questo proverbio: “Marzo, marzo chi non ha scarpe vada scalzo.”
Oh Valentino vestito di nuovo, come le brocche dei biancospini! Solo ai piedini provati dal rovo porti la pelle dei tuoi piedini; porti le scarpe che mamma ti fece che non mutasti mai da quel dì, che non costarono un picciolo, invece costa il vestito che ti cucì.
Pascoli morì nel 1912 e se Valentino fosse nato poco prima del “23” la sua vita non sarebbe stata affatto diversa.
Gironi continuò il suo racconto dicendoci: “Per andare alla grotta, voi procedete per la Strada Napoleonica, passate Cà di Romagnolo, passate la casa di Padre Marella e prima della chiesetta di Madonna Boschi voltate a sinistra e andate giù verso la Valle dell’Idice per alcuni chilometri, la chiesa la vedrete su una curva alla vostra sinistra.
Successivamente in quel lontano 1968, io e Tonino ci recammo a Campeggio servendoci della fidata “Fiat 500”, percorrendo una strada bianca ad una velocità massima di 20 Km/ora su un’auto che respirava polvere ad ogni fessura della carrozzeria, giungemmo felici all’agognata destinazione.
Non molto tempo prima, avevo sentito menzionare quella grotta da qualcuno che non potendo andare a Lourdes, si recò a piedi a Campeggio in pellegrinaggio.
L’emozione forte e intensa che vissi allora quando per la prima volta giunsi al santuario, fu la stessa che vissi oggi e la medesima di almeno venti anni fa, mentre la mia mente sta vedendo quei contadini che scalzi conducono un animale da soma col basto carico all’inverosimile lungo una strada bianca in salita, mentre i rovi ricchi di more ci accompagnano lungo il cammino. Nulla di ciò che oggi possediamo esiste nella mia immagine! Solo il dolce soffiare del vento che fa sentire la sua carezza sulle nostre membra sudate! Mentre il sole salutando quelle genti e quei monti lentamente va a dormire. Ecco com’era il nostro Appennino in quel lontano 1923! Sempre mobile e franoso, mai uguale, mai noioso, sempre in guerra con gli uomini, e quegli uomini sapevano come affrontarlo, come combatterlo nel rispetto delle regole che la natura impone, mentre pure a noi uomini di pianura un tempo erano note quelle regole, tanto da affidarci a chi meglio di noi le conosceva! Uomini che hanno saputo ricavare il loro pane lavorando alacremente persino un campo cosparso di sassi, ecco quale insegnamento ci hanno lasciato quelle genti! Saper affrontare una strada sempre in salita chiamata vita, percorrendola senza cedere mai con l’aiuto delle nostre forze e della nostra volontà.
Mario Dalmonte

Commiato

Anche quest’anno accademico è volato via, tra concerti, emozioni condivise, traguardi raggiunti e nuove sfide ed avventure da affrontare che ci attenderanno a settembre, dopo il nostro rientro dalle vacanze estive.
Tuttavia, come spesso succede nella vita, accadono anche avvenimenti spiacevoli, come la dipartita di persone a noi care, che hanno segnato con la loro presenza e i loro insegnamenti la nostra esistenza.
E’ il caso della pianista accompagnatrice Raffaella Vignudelli, molto cara al nostro Direttore artistico, Andrea Nobili, che, sebbene rattristato dalla recente perdita, ha voluto onorare la sua memoria dedicandole queste parole:

Il 9 giugno è mancata la maestra Raffaella Vignudelli, pianista accompagnatrice.
Raffaella ha avuto una lunga carriera come accompagnatrice ed insegnante di partiture, ha accompagnato centinaia di cantanti lirici: Carreras, Domingo, Pavarotti, Zeani, Frazzoni, Capuccilli, Bruson, Barbieri, Bordoni, Coni, Venturi e tanti altri nomi della lirica. Ha accompagnato migliaia di concorrenti a decine e decine di concorsi di canto, nazionali ed internazionali.

Aveva in repertorio tutte le opere liriche, da Mozart a Mascagni, repertorio cameristico, di operetta. Dotata di grande talento ed una prima vista strepitosa iniziò la sua carriera come accompagnatrice quand’era ancora ragazza. Ha avuto una febbrile attività concertistica che l’ha accompagnata per tutta la vita. Io sono stato suo allievo dal 1986 ed ho imparato tanto, le sue lezioni sulle partiture erano ore in cui si apprendeva in modo indelebile ciò che si studiava, con tutti i consigli e suggerimenti per eseguire il brano nel migliore dei modi, interpretando e dando il vero senso di ciò che si stava studiando.
Raffaella ha amato la sua professione intensamente, trascurando alle volte anche se stessa. Come diceva a volte “ho voluto poco bene a Raffaella”, ma tanto bene alla musica.

Il pianoforte, quello è stato il suo grande amore. Fra lei e la tastiera vi era un feeling, un legame indissolubile, nella sua mente le migliaia di pagine d’opera erano impresse così chiare che suonava a memoria senza commettere un errore. Impossibile non ricordare uno fra i tanti concorsi internazionali dove Raffaella accompagnava i cantanti e dove, per un blackout mancò la luce in teatro, vista l’entità del guasto si pensò di interrompere, ed invece Raffaella accompagnò al buio gli oltre 20 cantanti basandosi sulla sua memoria musicale. Migliaia i concerti come pianista accompagnatrice, e tanti per beneficenza, sempre con il suo sorriso e quegli occhi immersi nella musica e nel sostenere il cantante, perché come diceva sempre, non ci si può fermare mai, se il cantante commette un errore il pianista deve avere la capacità di non fermarsi ma portare a conclusione il brano. I miei occhi e gli occhi di tutti quelli che sono stati nel suo studio non dimenticheranno mai quelle pareti “rivestite” di premi, riconoscimenti e fotografie, dove la carta da parati era scomparsa per lasciare spazio ai ricordi della vita di un’artista. Al centro sopra il pianoforte, le foto più care, il concerto con Alberto Sordi, con Pavarotti e le immagini della sua famiglia, la mamma soprano, l’adorata sorella Mauretta anche lei soprano e suo cognato.
Più volte alcuni giornalisti le avevano chiesto di rilasciare un’intervista, mi disse che non ne aveva voglia, “lo farò quando sarò grande”.

Grazie maestra per tutto ciò che ha insegnato, per l’affetto.
Raffaella non la dimenticherò mai.

Andrea

 

Concerto lirico vocale strumentale 21/10/2017 – Teatro Consorziale Budrio

Sabato 21 ottobre 2017, alle ore 21:00, con il patrocinio della Pro Loco di Budrio, si svolgerà presso il Teatro Consorziale un Concerto lirico vocale strumentale, che vedrà protagoniste la nostra Corale, la Corale Vincenzo Bellini e l’Ensemble Petitot.

Si avvicenderanno i Direttori Roberto Bonato, Andrea Nobili ed Ermanno Bacca.

Ingresso a offerta libera.

Concerto musica sacra 16/09/2017 – Basilica dei Santi Maria e Donato, Murano (VE)

Sabato 16 settembre 2017, alle ore 18:30, la nostra Corale è lieta di invitarvi d un Concerto di musica sacra che si terrà presso la Basilica dei Santi Maria e Donato, in Via Campo San Donato, 11, Murano (VE).

Verranno eseguite musiche di Schubert, Bach, Gounod.

Dirigerà il Maestro Andrea Nobili. Collaboreranno inoltre il soprano Deborah Spataro, al clarinetto Ermanno Bacca, e all’organo Antonio Danza e Alessandra Medico.

Il concerto polifonico si inserisce all’interno dell’evento “Bocca del fuoco“, che funge anche da sponsor.

Locandina Murano Sabato 16 settembre 2017

Concerto di Sotto il Monte (BG) – 06/05/2017

I ringraziamenti di Monsignor Dolcini alla nostra corale:
Carissimo Andrea, carissimi amici della corale polifonica Santi Giuseppe e Ignazio di Bologna. Vi scrivo per ringraziavi del dono che ci avete fatto di una serata veramente bella e intensa. Ho apprezzato della bella musica e, ascoltando a occhi chiusi le vostre esecuzioni, ho sperimentato momenti di preghiera profonda. Condividono con me questo giudizio alcuni dei presenti che, il giorno successivo, hanno avuto modo di raccontare la loro gratitudine per essere stati partecipi di questo intenso momento. Vi auguro di continuare in questa direzione, anche perché, al termine del concerto, ho potuto toccare con mano la gioia e la cordialità dei vari cantori e degli strumentisti; segno, per me, che anch’essi avevano vissuto una bella serata. Dunque avanti, e sempre con gioia e passione.
Fraternamente.
don Claudio Dolcini, parroco di Sotto il Monte Giovanni XXIII